Kim Kardashian è una delle personalità più seguite al mondo sui social media. Ogni sua pubblicazione, ogni “like” su Instagram o TikTok può scatenare onde di reazioni a livello internazionale. Sulla questione israelo-palestinese, le sue dichiarazioni rimangono rare, ambigue e spesso seguite da rapidi ritiri, il che rende qualsiasi analisi della sua posizione particolarmente delicata.
Un tweet pro-Israele seguito da un immediato dietrofront
L’episodio più documentato risale alla ripresa delle ostilità tra Israele e Gaza. Kim Kardashian aveva pubblicato un messaggio in cui dichiarava di pregare per gli israeliani. La reazione sui social media è stata immediata e violenta.
Di fronte all’ampiezza del backlash, ha pubblicato un secondo messaggio ampliando le sue preghiere a tutte le persone colpite in Palestina e nel mondo. Poi ha rimosso tutte le sue pubblicazioni sull’argomento, accompagnando questo ritiro con una spiegazione: si scusava con coloro che le sue parole potevano aver ferito e precisava di voler rimanere al di fuori del dibattito politico.
Questo schema, dichiarazione spontanea seguita da ritiro e scuse, costituisce ad oggi l’unica posizione pubblica esplicita documentata di Kardashian su questo conflitto. Diversi media, tra cui Yahoo News e Melty, l’avevano allora analizzata come un errore di comunicazione piuttosto che come un impegno ideologico. Comprendere la posizione di Kim Kardashian sulla Palestina e Israele implica distinguere tra reazione emotiva occasionale e convinzione politica assunta.

Ottobre 2023 e la guerra a Gaza: tra silenzio e segnali contraddittori
Durante l’escalation di ottobre 2023, dopo gli attacchi di Hamas contro Israele e l’inizio della campagna militare su Gaza, Kim Kardashian non ha pubblicato dichiarazioni ufficiali paragonabili a quelle dell’episodio precedente. Avrebbe formulato commenti riguardanti la sicurezza degli innocenti, una formulazione umanitaria che non designa né un campo né un responsabile.
Un episodio che coinvolge sua figlia North West ha aggiunto un ulteriore strato di confusione. Durante una diretta su TikTok, North avrebbe confuso la bandiera palestinese con quella del Brasile. L’incidente ha circolato ampiamente sui social media, percepito da alcuni come rivelatore di una scarsa conoscenza familiare dell’argomento, da altri come un semplice fraintendimento infantile senza significato politico.
Piu’ recentemente, un “like” di Kim Kardashian su un contenuto descritto come pro-palestinese è stato notato dagli utenti. I dati disponibili non consentono di concludere che si tratti di un’adesione. Non ha fornito alcuna spiegazione pubblica su questo gesto, e un “like” su Instagram non equivale a una presa di posizione politica.
Attività commerciali in Israele: un aspetto raramente menzionato
Oltre alle dichiarazioni sui social media, la presenza commerciale di Kim Kardashian in Israele costituisce un elemento che gli articoli incentrati sul conflitto menzionano poco. I suoi marchi e collaborazioni hanno avuto ramificazioni nel paese, il che pone la questione sotto una luce diversa rispetto alla semplice empatia umanitaria.
Questa dimensione commerciale non prova un sostegno politico al governo israeliano. Al contrario, mostra che i legami tra Kardashian e Israele non si limitano a un tweet rimosso più di dieci anni fa. Per gli attivisti del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), qualsiasi attività economica nella regione equivale a una scelta politica. Per altri, si tratta semplicemente di affari.
- Un tweet pro-Israele rapidamente rimosso e seguito da scuse pubbliche
- Nessuna dichiarazione ufficiale documentata durante la guerra a Gaza nell’ottobre 2023
- Un “like” recente su un contenuto pro-palestinese, senza spiegazione né conferma
- Attività commerciali in Israele che complicano la lettura del suo posizionamento

Celebrità e conflitto israelo-palestinese: perché il silenzio domina
Kim Kardashian non è un caso isolato. La grande maggioranza delle celebrità americane evita di posizionarsi chiaramente sul conflitto israelo-palestinese. L’argomento rimane uno dei più divisivi dell’attualità internazionale, capace di provocare boicottaggi, perdite di contratti pubblicitari e campagne di molestie online.
France Inter ha dedicato nell’ottobre 2023 un servizio all’impegno delle influencer su questo terreno, sottolineando il divario tra la loro capacità di mobilitare milioni di persone e l’estrema cautela che circonda ogni presa di parola su questo conflitto. I rischi reputazionali sono considerevoli in entrambe le direzioni: sostenere Israele espone ad accuse di complicità con l’offensiva su Gaza, esprimere solidarietà verso i palestinesi può comportare accuse di antisemitismo.
Questo contesto spiega in parte la strategia di Kardashian. Rimuovere i suoi tweet, non commentare, lasciare nell’ambiguità: questo approccio protegge la sua immagine di marca mentre frustra coloro che si aspettano che le personalità pubbliche prendano posizione.
Una posizione volutamente vaga
Tutti gli elementi disponibili disegnano un ritratto coerente. Kim Kardashian non ha mai formulato una posizione politica strutturata sul conflitto israelo-palestinese. I suoi interventi si riassumono in reazioni occasionali, spesso ritirate, e in segnali troppo deboli per essere interpretati come un impegno.
Affermare che sostiene Israele sulla base di un tweet rimosso nell’ora sarebbe altrettanto azzardato quanto presentarla come pro-palestinese a causa di un “like” non commentato. L’ambiguità sembra essere una strategia deliberata, e non il riflesso di un’esitazione sincera. In un mondo in cui ogni parola pubblicata da una celebrità diventa una questione geopolitica sui social media, il silenzio calcolato rimane la posizione meno rischiosa commercialmente.



